Un tuffo in quello che la nostra figura rappresenta nel mondo e nella storia. Quello che abbiamo fatto negli anni e fin dove siamo arrivati, ma soprattutto dove vorremmo arrivare! Ci auguriamo che l’articolo possa essere di aiuto per ampliare i nostri orizzonti professionali, fare il punto sullo stato dell’arte e capire quanta strada abbiamo ancora da percorrere. Soprattutto ci auguriamo che possa essere di aiuto nel dirimere ogni dubbio sulla nostra figura.

A cura di Giulia Vitaliti, revisione editoriale Flavia Macchia.

La figura del tecnico veterinario è stata spesso ignorata o fraintesa da addetti ai lavori e clienti, ma con il passare del tempo sta assumendo sempre maggiore importanza sia nelle mansioni riabilitative e infermieristiche che nel vero e proprio management ambulatoriale.

Il ruolo di un tecnico veterinario è decisamente poliedrico, e spesso in clinica è una figura versatile e multitasking. Tuttavia, volendo riassumere, i compiti quotidiani possono essere paragonati a quelli svolti in Medicina umana dagli infermieri professionisti e dagli operatori sanitari (OSS). La comparsa di questa innovativa figura ausiliaria professionalmente qualificata ha segnato un passo avanti assolutamente significativo nel mondo della veterinaria, e con il passare degli anni si sta affermando in modo sempre più netto quale componente a pieno titolo dell’équipe di ambulatori e cliniche.
Secondo uno dei più importanti testi di riferimento a livello internazionale (Pratt P.W., Principi e pratica di tecnologia veterinaria), la figura del tecnico veterinario ha fatto i suoi esordi sulla scena all’inizio degli anni Sessanta, per poi continuare a svilupparsi nel decennio successivo e crescere ancora di più negli anni Ottanta. Gli anni Novanta invece possono essere considerati il periodo di maggiore sviluppo per quanto riguarda l’offerta formativa professionalizzante.

Lavoro e formazione in Italia e negli altri Paesi

A tutt’oggi, l’AVMA (American Veterinary Medicine Association), ossia un ente istituito nel 1863 che rappresenta più di centomila veterinari impiegati in America nel settore pubblico e privato, riconosce più di duecento programmi di studio per tecnici in tutti gli stati americani, ad eccezione di Arkansas, Montana e Washington D.C., nonché una serie di programmi accreditati fruibili a distanza. Le procedure e le mansioni fondamentali dei tecnici sono raccolte in una skill list che dovrebbe essere adattata, divulgata e ampiamente fruibile anche nel nostro Paese, in modo da fornire un’esperienza pratica che permetta a ogni studente o aspirante tale di acquisire una vera e propria preparazione professionale.
Spostandoci dall’altra parte del mondo, in un Paese come l’Australia, la figura del tecnico veterinario qualificato è incredibilmente richiesta, per via dello sviluppo sempre maggiore del settore, con l’apertura costante di nuove cliniche, e la possibilità ulteriore di trovare impiego nelle numerose riserve naturali che tutelano specie rare come canguri, koala, wombat e pinguini. Sembra addirittura che un tecnico abbia più possibilità di un medico veterinario nella ricerca di un impiego, e che in taluni casi si abbia immediato diritto a un appartamento, un telefono per essere sempre reperibili, e ovviamente un regolare contratto lavorativo che prevede una paga media di circa 25 dollari l’ora.
Per quanto riguarda la situazione europea, invece, è stimato che in Gran Bretagna esistano almeno due veterinary nurse (o paraveterinary worker, che dir si voglia) per ogni medico, il che rende piuttosto agevole l’inserimento nel mondo del lavoro, grazie anche all’esistenza di vere e proprie associazioni preposte al collocamento in cliniche e ambulatori. La BVNA (British Veterinary Nurse Association) promuove inoltre la specializzazione professionale dei tecnici mediante l’erogazione di corsi specialistici, per esempio in odontoiatria, e il conseguimento del diploma erogato dal Royal College of Veterinary Surgeon in Advanced Veterinary Nursing, con la possibilità di specializzazione in uno o più dei tre percorsi formativi proposti: animali di piccola taglia, cura degli equidi (animali da reddito), formazione infermieristica veterinaria.
Anche in Francia e in Spagna esistono istituti privati e corsi universitari che forniscono certificazioni specifiche per il settore paraveterinario: tali corsi prevedono la frequenza obbligatoria e il superamento di esami specifici. La stessa procedura viene attuata anche in Belgio, Danimarca, Irlanda, Giappone, Nuova Zelanda, Norvegia, Sud Africa, Svezia, Svizzera, Thailandia e Turchia.
La formazione dei tecnici veterinari a livello europeo è gestita dall’ACOVENE (Accreditation Committee for Veterinary Nurse Education), un ente istituito nel 2007 che si occupa di vigilare sui programmi di istruzione degli infermieri veterinari e garantire che essi siano conformi agli standard e a un sistema unificato a livello europeo. Le prime sette scuole europee di infermieristica veterinaria sono state promosse dall’ACOVENE grazie a un progetto pilota per sviluppare un sistema di qualità in rapporto formazione/aggiornamento conforme alle attuali normative comunitarie.
In Italia, oltre ai corsi universitari triennali promulgati da varie università, per esempio Teramo, Udine, Camerino e Milano, l’Abivet di Roma è una delle oltre settanta scuole private europee ad erogare un programma riconosciuto dall’ACOVENE, e si prefigge come obiettivo la formazione di standard necessari a definire un livello di competenze professionali specifiche per i tecnici veterinari. Più recente ma ugualmente valida a livello formativo è la VeTech School, con sede a Roma. La VeTech School è l’unico Dipartimento Universitario Autonomo ad erogare un corso biennale professionalizzante per tecnici veterinari. Il programma del corso si basa sulla UNI PdR45:2018, che stabilisce i requisiti del tecnico veterinario in Europa. La qualità del corso è certificata da ACS, ente di certificazione ACCREDIA soggetto tra l’altro a pubblico controllo.

La figura del tecnico veterinario nella storia

Sin dagli albori della storia della pratica veterinaria, i medici hanno ottenuto il supporto da parte di questa categoria professionale. Il primo importante traguardo dell’Associazione Americana dei Lavoratori Paraveterinari fu raggiunto nel 1908 con l’introduzione nell’équipe di infermieri formatisi al prestigioso Nurses Canine Institute (per la maggior parte donne giovani dotate di un grande amore per gli animali). La rivista specializzata The Veterinary Student si adoperò per promuovere questo genere di collaborazioni, al fine di creare nuovi posti di lavoro per una figura che “seguisse alla lettera gli ordini del veterinario nel corso delle chirurgie, soddisfacesse il reale bisogno di attenzioni e risposte da parte dei proprietari di cani, e allo stesso tempo fosse in grado di trasformare la propria passione per gli animali in una professione soddisfacente e regolarmente retribuita”.
Il Ruisilp Dog Sanatorium (un ospedale veterinario istituito nel 1913 nel Mayfair, U.K., e specializzato nella cura delle principali patologie del cane), fu una delle prime istituzioni a richiedere l’intervento specifico degli infermieri veterinari per assistere i cani malati. Nel 1920 il Mayfair attivò una collaborazione con infermiere umane qualificate per eseguire fasciature e bendaggi sugli animali. In virtù di una professione nascente sempre più ricercata, negli anni Trenta le neo-assistenti veterinarie ebbero accesso al Royal College of Veterinary Surgeons per il riconoscimento della loro qualifica, e nel 1938 il Royal Veterinary College assunse regolarmente una capo-infermiera, anche se tale figura venne riconosciuta a tutti gli effetti soltanto nel 1957, all’inizio con la dicitura generica di “assistente veterinario”, poi, meno di un anno dopo, con l’acronimo molto più specifico RANA (Royal Animal Nursing Auxiliaries), un titolo dal valore professionale pari a quello esercitato dagli operatori sanitari qualificati in ambito della Medicina umana.
Nel 1951, la United States Air Force introdusse formalmente i tecnici veterinari in qualità di personale paraveterinario. Tale esempio venne seguito esattamente dieci anni dopo dall’Agricoltural and Technical College della State University of New York. Nel 1965, il medico veterinario Walter Collins ricevette fondi statali per lo sviluppo di un programma di preparazione specifico per tecnici veterinari, con inserimento obbligatorio di relativo curriculum vitae. Nei sette anni che seguirono, Collins rese pubbliche ulteriori linee guida molto precise per quanto riguardava la formazione e l’addestramento dei tecnici, e per questo suo costante impegno viene a tutt’oggi considerato negli USA il padre della moderna tecnologia veterinaria.
Nel Regno Unito, nel 1984 il termine “veterinary assistant” venne formalmente soppiantato dalla dicitura maggiormente specifica “paraveterinary worker”.

Assistenti ma non solo

I tecnici veterinari assolvono svariate funzioni, secondo le molteplici modalità in cui può essere suddivisa la pratica veterinaria quotidiana: oltre a rappresentare un concreto aiuto nel contenimento degli animali, nell’accoglienza del cliente e nella gestione dell’igiene generale dell’ambiente di lavoro, i tecnici eseguono ad oggi procedure infermieristiche di natura ambulatoriale e chirurgica, di medicina di laboratorio, di allestimento delle sale operatorie, di monitoraggio del paziente in fase di risveglio post chirurgico, svolgendo inoltre altre mansioni essenziali come il triage, l’accoglienza e l’accettazione del paziente dal suo ingresso in struttura all’eventuale ospedalizzazione. Il tecnico si confronta inoltre direttamente con i proprietari, ascolta l’anamnesi, esegue esami ematochimici e raccoglie campioni biologici, organizza il lavoro in sala ferri, fornisce aiuto durante gli interventi chirurgici, si occupa di eseguire radiografie, il tutto rigorosamente e sempre sotto la supervisione del medico.
Una figura così versatile è in grado di coadiuvare in ogni situazione il lavoro quotidiano del medico veterinario, potenziando di conseguenza la produttività del veterinario stesso e dell’ambulatorio, poiché delegare ai tecnici la maggior parte delle attività in grado di generare utili più o meno immediati snellisce il lavoro ambulatoriale, consentendo al medico di concentrarsi sulle diagnosi, sul piano terapeutico e sulla pratica chirurgica, garantendo in tal modo un ulteriore apporto qualitativo all’operato generale della struttura.
Tutti i tecnici veterinari abilitati alla professione lavorano sotto la diretta supervisione di un medico veterinario, e in nessun modo possono sostituirsi ad esso impostando terapie, diagnosticando patologie, eseguendo interventi chirurgici o svolgendo altre mansioni di esclusivo appannaggio del medico veterinario (tale attività è stata regolata da apposite leggi a tutela del Codice Deontologico Veterinario). I tecnici veterinari sono ormai presenti in tantissimi Paesi europei e non, e tale figura è riconosciuta ufficialmente come parte integrante e insostituibile dell’équipe veterinaria, e non come elemento di contrasto o come competitor dei medici all’interno dei luoghi di lavoro, proprio grazie a una definizione dei ruoli così netta e codificata.

Legislazione, tutele legali e spunti per il futuro: l’operato delle associazioni lungo la strada per il riconoscimento

Purtroppo, attualmente nel nostro Paese non esiste nessuna legge che rappresenti o tuteli chiunque pratichi di fatto la professione del tecnico veterinario. A tale riguardo, visto il costante aumento di personale formatosi “sul campo”, proveniente da una preparazione universitaria, privata o con anni di esperienza professionale alle spalle, l’associazione Tecnivet si sta battendo per la divulgazione di una proposta di legge in cui il ruolo del tecnico possa essere suddiviso in fasce specifiche, dettate dal superamento di esami che abilitano o meno allo svolgimento di determinate mansioni. L’associazione sta cercando di creare uniformità tra le varie strutture, enti e consorzi di stampo paraveterinario, in modo da poter presentare a livello unitario la richiesta di una legge secondo la quale le figure professionali possano essere suddivise nei seguenti ruoli:

Assistente veterinario, figura che si occupa prevalentemente del contenimento, preposta alla cura, alla pulizia e all’alimentazione degli animali, che non necessiti di molta esperienza in materia e non disponga di alcun certificato di competenza, poiché il suo ruolo è limitato all’esecuzione di mansioni semplici e non specifiche.
Tecnico veterinario, un professionista dotato di certificazione delle competenze o laurea che sappia eseguire compiti paragonabili a quelli svolti da un infermiere professionale in Medicina umana (igienista dentale, tecnico di laboratorio, tecnico radiologo, tecnico di sala operatoria). Un professionista dotato di queste competenze è altresì in grado di poter lavorare anche nella ricerca, nell’insegnamento, nel campo delle vendite o dell’informazione scientifica.
Tecnologo veterinario, un tecnico che oltre ad aver conseguito il diploma si sia specializzato in un settore paraveterinario specifico attraverso master o esperienze maturate all’estero, che pianifichi e attui progetti, supervisioni e/o istruisca i tecnici, cooperando con i medici veterinari neo-laureati che debbano ancora apprendere le competenze puramente pratiche delle manualità infermieristiche veterinarie.

L’offerta formativa nel nostro Paese

Chi desidera diventare un tecnico veterinario regolarmente abilitato alla professione, in Italia è attualmente costretto a intraprendere un percorso insidioso e costellato di inconvenienti burocratici e difficoltà di natura formativa o di garanzia. Non esiste infatti nessuna legge in grado di riconoscere e tutelare i lavoratori che di fatto esercitino già la professione, a svariati livelli, in diverse strutture veterinarie presenti sul territorio nazionale. La mancanza di norme comuni che definiscano il regolare e ufficiale svolgimento di questa professione contribuisce ad alimentare il clima di tensione generale basato su una serie di fraintendimenti nei confronti della figura del tecnico, che spesso viene mal tollerata e non compresa dai clienti e dagli stessi medici veterinari.
Una tale confusione ha generato una serie di problemi, soprattutto per quanto riguarda l’offerta formativa e didattica, criticità che si sono evidenziate anche attraverso la creazione, spesso ad opera di privati, di costosi corsi di stampo paraveterinario, uniti nel medesimo obiettivo di studio (dare allo studente un’idea di base e le nozioni essenziali in merito alla professione), ma sostanzialmente privi di canoni che regolamentino il riconoscimento ufficiale della figura che si accingono a formare.
Chi volesse diventare tecnico veterinario in Italia può quindi scegliere se seguire un corso privato, dopo un’attenta valutazione sulle certificazioni e la qualità del percorso formativo proposto, oppure optare per una formazione universitaria. In questo caso sono da menzionare la Facoltà di Medicina Veterinaria di Udine, che eroga un corso di laurea triennale interfacoltà denominato Igiene e sanità animale con orientamento Assistente veterinario, e la Facoltà di Medicina Veterinaria di Teramo, in cui è attiva una laurea triennale denominata Tutela e benessere animale, che soprattutto durante l’anno conclusivo garantisce una formazione compatibile con il lavoro da tecnico veterinario.

Associazioni di categoria in Italia e all’estero

Negli Stati Uniti, la principale associazione di categoria è la NAVTA (National Association of Veterinary Technicians in America). Costituita a East Lansing (Michigan) nel 1981, essa ha l’obiettivo principale di permettere ai tecnici veterinari di apportare il proprio contributo per quanto riguarda questioni nazionali della professione veterinaria, presentando e promuovendo la figura del tecnologo veterinario. L’associazione promulga anche contenuti, formazione e sostegno ai suoi membri, lavorando quotidianamente a fianco di altre organizzazioni professionali dello stesso settore, comunemente schierate per la tutela degli animali.
In Sud Africa, i tecnici veterinari sono rappresentati da un’associazione fondata nel 1978, la VNASA (Veterinary Nurses Association of South Africa). Questo Paese ha inoltre richiesto, con il fondamentale contributo dell’Università di Pretoria, che eroga un corso di laurea apposito denominato Bachelor of Veterinary Nursing, un riconoscimento ufficiale della qualifica di tecnico veterinario, integrando il programma universitario con un ulteriore anno di perfezionamento sul programma attuale (DipVetNurs) e un esame di Stato che permette di convertire il diploma in laurea.
In Australia i tecnici sono rappresentati ufficialmente dalla VNCA (Veterinary Nurses Council of Australia). Nel 2019 questa associazione ha pubblicato un proprio mansionario standardizzato, l’AVNAT (Australian Veterinary Nurse and Technician), un programma completo e trasparente che autoregola i tecnici nella professione quotidiana, limitando i rischi che una mancanza di procedure codificate e standard potrebbero arrecare a pazienti e operatori.
Per quanto riguarda l’Europa, le associazioni nazionali di tecnici veterinari più importanti sono l’irlandese IVNA (Irish Veterinary Nursing Association), derivata dalla BVNA, operativa in U.K. fin dalla metà degli anni Sessanta. In Svizzera gli infermieri veterinari acquistano voce attraverso la VSTPA ASAMV (Swiss Association of Veterinary Medical Assistants), attiva dagli anni Novanta. In Francia, invece, esiste l’AssAV (Association des Auxiliaires Vétérinaires), nata nel 2015.
Nel nostro Paese esistono invece due associazioni nazionali che tutelano la figura del tecnico veterinario.
LauVETT è un’associazione no-profit che si sta impegnando per il riconoscimento in Italia della figura professionale del Tecnico Veterinario, a cui è possibile accedere avendo partecipato e conseguito i percorsi di studio universitari L26 in Scienze e Tecnologie Alimentari e L38 in scienze Zootecniche e Tecnologie delle Produzioni Animali.
Nel 2006 nasce l’ATAV (Associazione Tecnici Ausiliari Veterinari), fondata da Irene Bendoni e Giulia Vitaliti, ad oggi una costola della SCIVAC (Società Culturale Italiana Veterinari per gli Animali da Compagnia). Nel 2009, alcuni tecnici decidono di separarsi dall’ATAV e fondare un’altra corporazione, che vedrà la luce nel febbraio del 2010 con il nome di Tecnivet, associazione culturale e scientifica che unisce principalmente lo spirito della veterinaria in una perfetta simbiosi di lavoro in équipe tra medico e tecnico veterinario, ma non solo. Laura Grottadaurea e Giulia Vitaliti, insieme a tanti altri valorosi colleghi, portano avanti il progetto di creare ogni mese un incontro di aggiornamento professionale dedicato ai tecnici veterinari. In quegli anni era una rarità. Gli incontri erano caratterizzati dalla presenza del medico e del tecnico veterinario come relatori, proprio per divulgare l’informazione corretta di ciò che può rappresentare la nostra figura nei vari contesti scientifici, rispetto alla figura del medico veterinario, fino ad arrivare a partecipare ai Congressi internazionali multisala AIVPA (Associazione Italiana Veterinari Piccoli Animali).

Penalizzata dagli eventi, Tecnivet si lascia alle spalle il passato e sceglie di rinascere. La nuova AssociazioneTecnivet rinasce quest’anno con tutti Noi, perché è proprio grazie allo spirito di unione e voglia di crescere professionalmente che un gruppo di tecnici decide di unirsi nuovamente e portare avanti un progetto comune. La Tecnivet persegue lo scopo principale che unisce il desiderio di tutti nel chiedere il riconoscimento, l’affermazione e la tutela della categoria professionale dei tecnici veterinari.
Divulghiamo attraverso i nostri eventi le giuste informazioni per conoscere a fondo il nostro ruolo in affiancamento alla figura del medico veterinario, per contribuire alla creazione di elevati standard tecnici nella Medicina veterinaria.
Ci proponiamo di curare la formazione continua dei nostri soci attraverso l’organizzazione di eventi scientifici e la produzione e pubblicazione di materiale scientifico e informativo, nell’ottica di un lavoro d’équipe tra medico e tecnico veterinario.